UN BEL FACCINO

Sabina si è messa a guardare la TV come ogni sera, distesa sul divano foderato di velluto beige e i cuscini a fiori sparsi un po dappertutto. Ha in mano il telecomando che controlla con fare svogliato, mentre con laltra mano descrive un movimento preciso verso la ciotola dei popcorn sul pavimento. Nelletere si ode solo il brusio dellapparecchio a basso volume e lo sgranocchiare lento dei fiocchi di mais: due suoni che sembrano galleggiare sopra un oceano di silenzio. La casa è immersa in unoscurità profonda, a parte il salotto, illuminato a fatica dalle immagini random del televisore.

Sabina ha tredici anni e sogna di partecipare ad X Factor, forse il prossimo anno, se i suoi le danno il consenso. Dovrà lavorare un po sulla voce, ma il suo bel faccino bucherà senzaltro lo schermo. Glielo dicono tutti che ha proprio un bel faccino, i compagni di classe, le ragazze della squadra di pallanuoto, persino suo padre, anzi, soprattutto suo padre. Non fa che ripeterlo

Si mette in bocca un altro popcorn ed abbraccia con più vigore il suo cuscino preferito. La serata è calda e lei indossa solamente il sopra del pigiama e un paio di mutandine bianche di cotone. La luce fredda dello schermo al plasma le scivola sulle gambe nude, la destra distesa per tutta la lunghezza del divano mentre la sinistra aggrappata allo schienale. Continua a cambiare canale, soffermandosi di tanto in tanto su un programma, ma solo parte della sua attenzione è rivolta allo schermo. Sabina pensa a quella scimunita di Fabrizia, che è andata a dire in giro che lei e Fabio hanno una storia, come se lei avesse bisogno di questi aiutini per avvicinare uno come Fabio. Certo, lui ha tre anni più di lei, anche se tutti gliene danno almeno quindici e non certo per il faccino da angelo, ma per le tette che sono già ben sviluppate.

Mamma è andata dalle sue amiche a vedere un dvd mentre papà aveva la partita di calcetto. Torneranno a mezzanotte, dato che è venerdì e domani non lavorano. Restare sola a casa non la disturba, ormai ci ha fatto labitudine. I suoi la lasciavano già a otto anni, con tutte le comodità ed il telefonino sempre a portata di mano.

I popcorn sono quasi finiti, la TV continua ad annoiarla ma lei non ha alcuna voglia di alzarsi dal suo divano. Preme il pulsante rosso del telecomando e con un click richiama il silenzio e loscurità. È una sensazione strana, quasi soffocante, ma anche perversamente piacevole. Chiude gli occhi anche se non fa molta differenza. Si chiede perché la gente abbia paura del buio. Lei ha solo tredici anni ma già sa che ci sono cose ben peggiori del buio; lindifferenza, ad esempio, oppure un brutto voto a matematica, o la presa in giro di un ragazzo. No, non cè nulla da temere dalloscurità.
Sorride, distendendo le sue gambe nude, e simmagina il suo bel faccino dentro quelle tenebre. Nelle tenebre senza ombra. Nelle tenebre senza suono.

Poi qualcosa alla porta, il chiavistello che scatta. Sabina rimane immobile, incapace di pensare, di respirare, di gridare.
– Sabina, dove sei? Sono papà
“Ah, per fortuna è solo papà” pensa Sabina, tirando un sospiro di sollievo. Ancora non sa che è proprio papà lorco cattivo di tutte le storie

 

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